There can be no press freedom if journalists exist in conditions of corruption, poverty or fear

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Undicesima edizione del Premio Internazionale 
di giornalismo 
"Città di Siena-Isf"

vincitori:
Ali Ferzat (cartoonist siriano)
Rami Nakhle (blogger siriano)

Il messaggio inviato da Sergio Staino ad ali ferzat,
una riflessione sul ruolo della satira


Le vignette di Ali Ferzat

L’Undicesima edizione del Premio internazionale per la libertà di informazione “CITTA’ DI SIENA-ISF” è stata dedicata al movimento democratico siriano con una designazione ex aequo.
I premiati sono stati:
- ALI FERZAT, considerato uno dei maggiori disegnatori satirici del mondo arabo, che il 25 agosto scorso,  "colpevole" di aver criticato il leader siriano Assad e di averlo disegnato in fuga dal Paese assieme a Gheddafi,  è stato rapito e torturato. A Ferzat  sono state spezzate le ossa delle mani.
- RAMI NAKHLE, il più noto blogger siriano che si è rifugiato prima a Beirut e ora, perseguitato dalle minacce del regime, a Washington.

A ritirare i premi è stato il giornalista libanese Saad Kiwan, ospite d’onore della manifestazione, una delle figure più importanti nel panorama del giornalismo mediorientale e attualmente general manager della Fondazione Samir Kassir di Beirut. Fondazione che prende il nome dal docente universitario, giornalista, direttore di giornali e attivista politico ucciso da una autobomba a Beirut nel 2005.

Breve biografia dei premiati:

Ali Ferzat
Aveva disegnato il presidente siriano Bashar Al Assad che faceva l'autostop con Gheddafi e altre vignette satiriche anti regime. Il 25 agosto 201 agenti mascherati dei servizi di sicurezza di Damasco lo hanno rapito, lo hanno pestato a sangue e gli hanno spezzato le mani. Ali Ferzat, 60 anni, è uno delle principali figure culturali in Siria. Dalla sua galleria nel centro di Damasco, Ferzat con le sue vignette ha per anni condotto un'ironica e pungente critica del potere, come la burocrazia e la corruzione del regime. Ma da marzo 201 si era dedicato a dipingere il movimento di protesta. Come altri intellettuali siriani, era diventato sempre più critico del regime e della sua repressione brutale. In passato la sua notorietà gli ha garantito una certa incolumità dalla repressione, ma oggi in Siria le cose cambiano velocemente e sempre in peggio. Ali Ferzat è nato nella città di Hama nel 1951, ha iniziato a disegnare vignette a 14 anni per il giornale al-Ayyam, poi chiuso dalla censura. Dopo aver a lungo collaborato con il quotidiano francese Le Monde, nel dicembre 2000 aveva aperto il primo giornale indipendente della Siria dall'inizio della censura del partito Baath al potere dal 1967. Il giornale titolato al-Domari ricordava per stile e contenuti graffianti il francese Le Canard enchainé. In seguito all'inizio delle sommosse del 2011 il suo giornale è stato chiuso dal regime, in seguito al suo appoggio ai manifestanti.

Rami Nakhle
«They want to kill me, but I will not stop my work». Vogliono ucciderlo, ma lui non ha intenzione di fermarsi. Il messaggio arriva forte e chiaro via skype. Il suo vero nome è Rami Nakhle, ma è meglio conosciuto con lo pseudonimo di Malath Aumran. Costretto da mesi all’esilio, tiene le redini dello scontro telematico contro il regime siriano di Bashar Al Assad. Vive di facebook, twitter, flickr. Rilascia interviste, organizza le rivolte, conta i morti, carica in rete «almeno 100 video al giorno», ognuno dei quali testimonia «le violenze di piazza commesse dall’esercito siriano». Sa di rischiare grosso: «Non soltanto il carcere, perfino la vita». L’anno scorso è miracolosamente scampato all’arresto, oltrepassando il confine libanese con la polizia siriana alle calcagna. I servizi segreti siriani gli stanno dando la caccia anche fuori dalla Siria, per questo vive da recluso, «non metto mai piede fuori di casa», passando le giornate attaccato al computer, alimentando l’onda della rivoluzione on line. Ventotto anni e una laurea in scienze politiche, ha iniziato a percorrere le vie del web cinque anni fa, fondando la rivista on line Siria News. Poco dopo ha lanciato la campagna contro la rete di telefonia cellulare Syriatel, accusata di corruzione e di proprietà del cugino del presidente siriano Assad. Intervistato pochi giorni fa da una radio svedese su come si svolgono le sue giornate, ha così risposto «Dormo tre ore a notte, sono connesso a Internet tutto il giorno. Mi contattano tantissimi giornalisti da ogni parte il mondo. Rilascio interviste, aggiorno le mie pagine di facebook e twitter per denunciare le violenze quotidiane sulle strade delle nostre città, sono in contatto perenne con altri attivisti in Siria, ci scambiamo informazioni e organizziamo le rivolte. E’ l’unico modo per denunciare quello che succede. I giornalisti rimasti in Siria sono pochissimi, e quei pochi sono controllati dal Governo. I giornalisti siamo diventati noi».

I vincitori precedenti del Premio

Nel 2000
Il giornalista bosniaco Zeljko Kopanja (cofondatore e attuale direttore del settimanale Nezavisne Novine, il maggiore settimanale indipendente di lingua serba della Bosnia-Erzegovina) e la redazione del quotidiano curdo di Istanbul Yeni Gundem (Nuovo diario).

Nel 2001
Gideon Levy, redattore del quotidiano di opposizione israeliano Ha'aretz, uno dei giornalisti più sensibili ai problemi e alle sofferenze del popolo palestinese e il giornalista irlandese Martin O’ Hagan (alla memoria) redattore del Sunday World di Dublino, ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione nella cittadina di Lurgan il 28 settembre 2001 in un agguato poi rivendicato dal gruppo paramilitare lealista "Difensori della mano rossa’.

Nel 2002
Bassem Eid, giornalista palestinese, fondatore e direttore esecutivo del Palestinian Human Rights Monitor Group di Gerusalemme Est. Una delle voci meno schierate e significative del panorama mediorientale.

Nel 2004
Aidan White
, segretario generale dell’International Federation of Journalists (il sindacato mondiale dei giornalisti).

Nel 2005
Akbar Ganji, giornalista e scrittore, in carcere dal 2000 al 2006 per aver accusato  in molti articoli alti esponenti del regime di Teheran di essere coinvolti nell’uccisione di alcuni dissidenti negli anni ’90. Al momento della premiazione Ganji era ancora in carcere e il premio è stato ritirato da Mashaollah Shamselvaezin (presidente dell’Associazione Professionale dei Giornalisti Iraniani, Teheran) e da Yousef Molaie, (avvocato del collegio difensivo di Akbar Ganji).

Nel 2006
Selwa Matti Zako, giornalista, attuale direttore della rivista ‘Tawasol Monthly’, membro dell’Iraqi Media and Communications Commission, e William K. Warda, direttore della catena televisiva Ashur, con sede a Baghdad; la televisione dà voce alla minoranza assira.

Nel 2007
Adnan Hassanpour e Abdolvahed “Hiwa” Boutimar, giovani giornalisti curdo-iraniani, condannati all’impiccagione, il 14 luglio 2007, da un Tribunale della Rivoluzione Islamica con l’accusa di  "attività sovversive contro la sicurezza nazionale", "spionaggio" e "propaganda separatista". Nella realtà tutte queste accuse si traducono in una sola: aver scritto e diffuso parole di libertà contro la metodica persecuzione esercitata dal regime degli ayatollah nei confronti dei curdi, nella regione del Kurdistan iraniano. Attualmente i due giornalisti sono ancora in carcere ma la condanna a morte è stata annullata.

Nel 2008
Sayed Parwez Kambakhsh
, 23 anni, redattore di 'Jahan e Now' (Il nuovo mondo), studente di giornalismo accusato di blasfemia, condannato in prima istanza alla pena di morte, e Nasim Fekrat, ideatore dell'associazione dei blogger afghani, è un giovane blogger afghano, reporter e fotografo freelance, che vive e lavora a Kabul.

Nel 2009
Center for Journalism in Extreme Situations,
associazione che dalla sua fondazione si occupa di monitorare la situazione dei giornalisti nello spazio post-sovietico, con particolare attenzione alle aree che sono state attraversate da conflitti negli anni successivi al crollo dell'Urss, e di fornire assistenza a giornalisti che subiscono violenze o sono perseguiti dallo Stato.

Nel 2010
International Association of Iranian Journalists (Associazione Internazionale dei Giornalisti Iraniani)
, nata nella primavera del 2010 a Parigi, su iniziativa di sette veterani del giornalismo iraniano che a causa della situazione politica nella Repubblica Islamica sono stati costretti a lavorare fuori dai confini del proprio paese per continuare ad informare l’opinione pubblica iraniana e internazionale. L'AIGI vuole essere la voce, non solo dei giornalisti iraniani che svolgono la loro attività fuori dai confini nazionali, ma anche dei loro colleghi rimasti in Iran, che la chiusura per ordine della magistratura del Sindacato

 

Edizione 2010
motivazione del premio


Edizione 2009

la scheda del vincitore

Edizione 2008
il video della premiazione (a cura di Radio Radicale)
fotocronaca da Siena (a cura di Pino Scaccia)

Edizione 2007
documenti e foto

Edizione 2006
documenti e foto

 

 

in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Toscana e Associazione stampa toscana

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