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News - giugno 2012
Iraq
vietato alla stampa, ma i giornalisti
non ci stanno
28 giugno - Monta la protesta contro il
governo Maliki, impegnato da mesi nel
mettere il bavaglio alla libertà di
stampa. E mentre la legge emanata lo
scorso novembre dal Parlamento iracheno
diventa oggi il target di una petizione
alla Corte Suprema, entra in azione la
polizia: l'ordine è quello di chiudere
una serie di agenzie di informazioni
locali e straniere in tutto il Paese.
Tra le agenzie stampa nel mirino del
governo di Nouri al Maliki sono finite
anche la Bbc e Voice of America. A
rendere noto il documento ufficiale che
ordina la chiusura di ben 44 agenzie di
informazione in Iraq è l'associazione
Journalistic Freedoms Observatory (Jfo):
ad emetterlo la Commissione irachena per
i Media e le Comunicazioni, dietro
approvazione del Ministero dell'Interno.
Nel documento si ordina alle istituzioni
statali "di interrompere la
cooperazione con tali agenzie e di
ordinare alla polizia la chiusura dei
canali informativi in questione".
L'ennesimo schiaffo autoritario da parte
del governo di Baghdad, sempre più alla
deriva di un pericoloso dispotismo.
L'ordine di chiusura delle 44 agenzie
stampa è solo l'ultimo di una serie di
provvedimenti volti a mettere a tacere
la stampa indipendente, in un Paese che
da mesi galleggia sull'orlo della guerra
civile. A protestare contro l'eccessivo
potere concentrato nelle mani del
premier Maliki anche i seguaci di
Muqtada Al Sadr, leader religioso
impegnato in una dura opposizione contro
l'occupazione militare statunitense, e
che oggi chiede la sfiducia al governo e
in primis al primo ministro, che
attualmente riveste anche la carica di
presidente della Commissione per i Media
e le Comunicazioni. (fonte: Globalist.it)
Siria: sale a 4 il numero dei giornalisti uccisi in attacco
alla tv Ikhbariya
28 giugno - E' salito a 4 morti il bilancio delle vittime dell'attacco
condotto da un gruppo di uomini armati all'alba di oggi contro la sede della
tv siriana 'Ikhbariya' considerata vicina al regime di Bashar al-Assad.
Secondo quanto riferisce la tv 'all-news' al-Maiadin', anche la quarta vittima
dell'attacco e' un giornalista dell'emittente presa di mira dai miliziani
armati. Vengono riportate anche le dichiarazioni del ministro
dell'Informazione siriano Emran al-Zoubi, secondo il quale "la
responsabilita' politica di questo attacco e' della Lega Araba che ha permesso
alla piattaforma satellitare 'Arab Sat' di oscurare il segnale delle tv
siriane". (fonte: Adnkronos/Aki)
In Kosovo è a rischio la libertà di
stampa
28 giugno - La libertà di stampa in Kosovo è fortemente a rischio dopo la
decisione del parlamento del 22 giugno di non modificare due articoli del
nuovo Codice Penale che prevedono la reclusione per i giornalisti
colpevoli di “diffamazione” e per quelli che si rifiutano di rivelare
le proprie fonti. Il Codice, approvato ad aprile, è stato duramente
criticato per queste disposizioni. La Presidentessa della Repubblica,
Atifete Jahjaga, ha deciso di accogliere le proteste di giornalisti ed
associazioni per la libertà di stampa: dopo aver dichiarato che “il
Codice non rispetta la Costituzione” del Paese, Jahjaga ha rinviato il
provvedimento al Parlamento, affinché fosse modificato. L'assemblea non
è però riuscita ad emendare gli articoli incriminati, per l'opposizione
della maggioranza dei votanti. Il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi
ha rassegnato le dimissioni dopo il risultato della votazione, nonostante
la legge sia stata scritta direttamente dal Ministero da lui presieduto:
“ho deciso di dimettermi perché voglio continuare a guardare i
giornalisti negli occhi: non voglio essere responsabile della riduzione
della libertà di stampa nel mio paese”, ha dichiarato. Mentre il
Premier Thaçi si è detto “rattristato dal voto”, ed ha confermato
“di non poter appoggiare, come Primo Ministro, una legge di questo
tipo”. La libertà di stampa resta un tema molto delicato a Priština.
Nel 2011 un rapporto dell'UNHCR denunciava “la debolezza del potere
giudiziario e della società civile”, gli ostacoli maggiori allo
sviluppo di una stampa indipendente nel paese. “Uno dei principali
problemi che i Media devono affrontare in Kosovo” ha dichiarato Skëmb
Qavdarbasha dell'Institute for Policy Development “è la pressione di
cui i giornalisti sono vittime. Solo lo scorso anno la associazione dei
giornalisti in Kosovo ha registrato 27 attacchi, di cui 9 fisici, e 7 casi
di minacce gravi. Questi dati sono impressionanti anche perché dimostrano
la scarsa volontà delle istituzioni di perseguire i responsabili di
questi atti, un fatto indegno per una nazione che vorrebbe dirsi
democratica”. (fonte: Linkiesta.it)
E’
diminuita negli ultimi anni a Hong Kong la
libertà di stampa e di espressione
28 giugno - Secondo un sondaggio effettuato
dall’Associazione giornalisti di Hong Kong (Hkja),
la situazione sarebbe nettamente peggiorata
durante il mandato del capo dell’esecutivo
uscente, Donald Tsang. Oltre il 92% dei
giornalisti interpellati dall’associazione ha
dichiarato di ritenere che la libertà di stampa
sia stata recentemente ostacolata dai funzionari
governativi, che hanno esercitato una stretta
presa sul flusso di informazioni. Quattro su
cinque dei 663 intervistati, tra i quali
giornalisti, fotografi e direttori di testate,
hanno detto che il grado di libertà dei media
nel territorio di Hong Kong è peggiorato
durante il mandato di Tsang. Convinzione che ora
appartiene all’ 86,9% delle persone
intervistate: ben 28,5 punti percentuali in più
rispetto a un sondaggio simile effettuato cinque
anni fa. “Questo è un risultato scioccante -
ha detto Mak Yin-ting, presidente dell’Hkja, a
una ong che si occupa di libertà di stampa - è
una situazione molto preoccupante e questo è un
colpo mortale, perché il governo di Hong Kong
è il più grande detentore di informazioni”.
Per il 57% degli intervistati i giornalisti
hanno un limitato accesso alle informazioni da
parte della polizia e delle altre forze
dell’ordine e autorità. Esiste poi, come ha
sottolineato anche la presidente Mak, un
problema di autocensura, nel senso che secondo
il 71% dei giornalisti intervistati almeno il
40% ha smesso o limitato di dare notizie
negative o che potessero mettere le autorità in
cattiva luce. (fonte: ANSA)
L'Unione
Europea interviene sulla Bulgaria e
deplora l'Ungheria
22 giugno - La Commissione europea, scrive "Die Welt", prepara un intervento
deciso su Bulgaria e Ungheria perché la libertà di stampa trovi garanzie. In
un rapporto sulla situazione dei "media" nei Balcani si sottolinea
l'estremo servilismo dei giornali bulgari nei confronti dei leaders politici,
che spesso nei titoli vengono chiamati addirittura con il solo nome di battesimo
per descriverli vicini al popolo, ed a cui vengono accreditate mirabolanti
imprese. Sui giornali bulgari appaiono titoli quali "Boyko salva una specie
di pappagalli in pericolo (Boyko è il nome del primo ministro Borisov) mentre
nella classifica della libertà di espressione nei Paesi avanzati stilata da
"Reporters sans frontieres" Sofia si colloca all'ottantesimo posto. Il
"trend" dei giornali, inoltre, appare estremamente negativo e non
esiste alcuna chiarezza negli assetti proprietari, rendendo possibile ogni
genere di pressione da parte del potere politico e dei potentati economici.
Quanto all' Ungheria, la UE rileva preoccupata pressioni del premier di estrema
destra Viktor Orban "che costituiscono un oltraggio per l'intera
Europa". (fonte: Globalist.it)
Censura
nel Regno Unito: bloccato il sito The
Pirate Bay
20 giugno - La maggior parte dei cittadini britannici che proveranno a collegarsi a The
Pirate Bay vedranno comparire un messaggio che dice: The page you're looking
for has been bloked. Si calcola che il blocco riguarderà circa 20 milioni di
utenti, pari a circa un terzo della popolazione britannica. Ma come si è
arrivati a questi numeri? Oggi nel Regno Unito si utilizza il sistema Cleanfeed per rinforzare
i blocchi degli ISP (Internet Service Provider) sui contenuti dei siti simili
a The Pirate Bay. Una decina di anni fa, lo stesso sistema di content blocking
veniva usato per la prima volta al fine di contrastare la pedofilia on line.
Era stato ideato da BT (British Telecom). Il passaggio verso la censura sulla
rete passò praticamente inosservato, dal momento che gli utenti che cercavano
di accedere a contenuti sottoposti a censura non venivano avvertiti da alcun
messaggio di warning. Semplicemente la pagina alla quale cercavano di
collegarsi non si caricava. Una data fondamentale nel processo di progressiva
censura della rete è il 2010, anno in cui viene votato nel Regno Unito il
Digital Economy Act, secondo il quale chi viola il copyright viene avvertito
del fatto che il reiterato tentativo di violazione porta alla disconnessione
dalla rete. Lo scorso aprile
l'Alta Corte ha imposto una procedura di censura ai grandi provider del
Regno Unito per bloccare l'accesso ai contenuti di The Pirate Bay: Virgin
Media, Sky Broadband, O2 Broadband, Be Broadband, Orange Broadband's e
TalkTalk's. Si tratta di una lotta impari e particolarmente impopolare, perché
il file sharing è nel frattempo diventato un fenomeno culturale, qualcosa che
è insito nel concetto stesso di rete libera. Per gli utenti non è facile
abituarsi all'idea che un'attività che erano soliti dare per scontata venga
improvvisamente proibita. Ma il punto fondamentale è che il governo inglese
aveva detto che il sistema Cleanfeed sarebbe stato usato soltanto per bloccare
la pedopornografica in rete ed è venuto meno a quanto stabilito. Con quali
risultati per la protezione del copyright, è tutto da vedere, dal momento che
la stessa Baia dei pirati non ospitava materiale che violava il copyright, era
solo
un mezzo per aggirarne le regole. (fonte: Notapolitica.it)
Sudan:
giro di vite sulla libertà di stampa
20 giugno - Brutte notizie per i lettori e per i giornalisti sudanesi. Lo scorso fine
settimana, il governo locale ha vietato la distribuzione di tre domenicali
indipendenti, con le copie già stampate e pronte a essere acquistate dai
cittadini. Le edizioni della domenica di Al-Ahdath, Al Watan e Al-Jarida
sono state chiuse a tempo indeterminato e senza ragioni specifiche, e con ogni
probabilità stessa sorte toccherà alle normali edizioni quotidiane. Il
Sudan fa un passo verso il ritorno alla censura che fino al 2009 ha governato
il settore dell’informazione locale, quando i soli giornali filogovernativi
erano i soli a poter stampare e distribuire le proprie copie. (fonte Quo Media)Censura sul web, aumentano le richieste a Google
19 giugno - Finora il primato delle richieste di censura sul web riguardava la Cina, che
continua a promuovere leggi sul controllo della Rete. Ma un nuovo allarme viene
lanciato da Google, che denuncia migliaia di richieste derivanti da molti
governi occidentali. Il fenomeno, chiarisce Google riguarda spesso
"democrazie occidentali non tipicamente associate con la censura". Nel
rapporto del secondo semestre del 2011, il motore di ricerca più celebre del
mondo dice di aver ricevuto ben 1.007 richieste, che ha soddisfatto in totale il 54% delle
domande; dalle quali sono
escluse quelle provenienti da Cina e Iran. Proprio il Paese della grande muraglia poche settimane fa
aveva annunciato un nuovo giro di vite per gli utenti della Rete. La misura
riguardava l'anonimato sul web, che il governo di Pechino ha formalmente
vietato, costringendo le aziende a registrare ogni internauta con i propri veri
dati anagrafici, forzandole ad assicurare alle autorità il rispetto di un documento
governativo chiamato "Metodi per la governance del sistema informativo
Internet". Il provvedimento è stato anche esteso a forum e blog. (fonte:
Globalist)
angladesh: giornalista ucciso per reportage su traffico di droga
17 giugno - Un giornalista è
stato ucciso in Bangladesh, probabilmente a causa dei suoi reportage sul
traffico di droga nel sudovest del Paese. Lo ha fatto sapere la polizia. Zamal
Uddin, reporter del quotidiano Gramer Kagoj, è stato aggredito ieri sera nel
distretto di Jessore, al confine con l'India, a circa 140 chilometri da Dacca.
Il giornalista, accoltellato mentre prendeva un té a bordo strada, è stato
dichiarato morto dopo essere stato portato all'ospedale. La polizia ha precisato
che di recente aveva fatto denuncia per chiedere di essere protetto, dopo essere
stato minacciato per i suoi articoli sul commercio illegale di droga. (fonte:
LaPresse/AP)
Etiopia:
la scure della censura,
va in carcere chi usa il VoIP
17 giugno - Trenta
secondi di telefonata con Skype possono costare 15 anni di prigione e multe
salatissime. È la nuova legge approvata a fine maggio che proibisce
severamente le telecomunicazioni VoIP e altre forme di chiamate di telefonia
online legate ai social network. La comunità digitale non è nuova a queste
restrizioni: recentemente le autorità cinesi hanno proposto una legge che
obbliga gli utenti di forum e microblogger di dichiarare
la loro vera identità e
rispettare un determinato codice etico. La
nuova legge vieta rigorosamente "traffico audio e dati video attraverso i
social media" e
qualsiasi altro servizio di trasferimento dati in grado di dare informazioni.
Secondo la tv Al Jazeera, il
Ministero dell'Etiopia delle Comunicazioni e delle Tecnologie avrà il
"potere di rilasciare licenze" e "controllare le attrezzature
importate per la comunicazione delle informazioni". Secondo Reporters
sans frontiéres ,
la principale azienda delle telecomunicazioni in Etiopia ha recentemente
installato un sistema per bloccare l'accesso alla rete a queglii utenti che voglio
navigare in modo anonimo. La
linea ufficiale dell'esecutivo etiope è che la legislazione mira a tutelare la
sicurezza nazionale e a proteggere dalla concorrenza straniera gli
interessi delle società di Stato - ora gestito da Telecom
Ethio Teleco -
secondo gli osservatori, la legge invece mira a limitare ulteriormente la libertà
di espressione e il flusso di informazioni nella nazione di 85 milioni di
persone. Negli ultimi cinque anni, siti e blog antigovernativi sono stati spesso
bloccati e
fatti chiudere molti Internet café, obbligandoli, con una normativa del
2006, di possedere un registro con i nomi e gli indirizzi dei propri clienti.
Iran:
uno su tre aggira censura internet, e la cosa preoccupa il governo
17 giugno - Sono tra il 20 ed il 30% gli iraniani che usano il sistema ''Vpn'' per aggirare la
censura sui siti internet. La stima e' stata formulata dal capo della polizia
per le tecnologie dell'informazione, Kamal Hadianfar che ha annunciato che
''deve essere costituita'' una ''commissione'' per affrontare il problema. In
Iran, senza i sistemi anti-filtraggio non si puo' accedere a popolari
piattaforme come Facebook, Twitter, Youtube che giocarono un ruolo nelle
proteste del 2009. (fonte: Ansa)
Messico: ucciso cronista di cronaca nera, il sesto nel Paese dall'inizio
dell'anno
16 giugno -
Il gruppo criminale messicano Zetas ha rapito e ucciso un giornalista nella
Costa del Golfo dello Stato di Veracruz, secondo quanto riferito dalle autorità.
Victor Manuel Baez Chino aveva coperto gli episodi legati alla criminalità
nella capitale Xalapa, per l’edizione locale del quotidiano nazionale Milenio,
nonché per il sito web Police Reporters. Secondo la portavoce dello
stato di Veracruz, Gina Dominguez, Baez Chino sarebbe stato rapito davanti agli
uffici del sito web in Xalapa, dopo essere uscito da lavoro lo scorso mercoledì
sera. Il suo corpo è stato rinvenuto in una strada della città giovedì
mattina. Gli Zetas hanno poi lasciato un messaggio sul corpo del giornalista:
“Questo è ciò che accade a coloro che ci tradiscono. Cordialmente, Zetas”.
Baez Chino è il sesto giornalista ucciso quest’anno in Veracruz, uno degli
Stati più colpiti dalla violenza legata al traffico di droga. Molto forte è,
infatti, in quell’area la battaglia tra gli Zetas e il Cartello del Golfo.
A Xenia Kounalaki
il premio Information Safety and
Freedom 15 giugno - E' stato attribuito alla giornalista greca Xenia Kounalaki la dodicesima
edizione del Premio Internazionale per la Libertà di Informazione di ISF. Capo degli esteri del giornale
'Kathimerini Daily', la
giornalista è stata minacciata, assieme alla famiglia da alcuni militanti di
Alba Dorata, il movimento neonazista, appena sbarcato al parlamento greco, a
seguito della pubblicazione di un'inchiesta sulle sue radici ideologiche e
l'attività
xenofoba. La cerimonia di premiazione si terrà nella prima metà di
ottobre presso Palazzo Medici Riccardi a Firenze, accompagnata da un convegno
dal titolo "Europa fra crisi e destre xenofobe. La democrazia è a
rischio?".
Russia: minacciato
di morte giornalista russo lascia il paese
15 giugno -
Cinque giornalisti di una radio indipendente russa arrestati di fronte alla sede
della Commissione inquirente a Mosca. Ma questo è solo l’ultimo capitolo di
una storia ben più oscura, che riaccende i riflettori sulla libertà di stampa
in Russia. Protagonisti il vice direttore di Novaya Gazeta, Sergei Sokolov, e il
capo degli investigatori, Alexandr Bastrykin. A rendere nota la vicenda il
direttore del giornale che fu di Anna Politovskaya: ‘‘Bastrykin ha
minacciato di morte il mio vice nella notte tra il 4 e il 5 giugno”, ha
scritto Dmitry Muratov. Sokolov, ha subito lasciato la Russia dopo quella notte,
quando fu portato in un boschetto fuori Mosca e lasciato faccia a faccia con
Bastrykin, il quale assicurò che dopo averlo fatto uccidere avrebbe condotto
lui stesso le indagini. Il giornalista ha seguito un processo per omicidio
plurimo contro una gang attiva nel sud della Russia e ha denunciato la condanna
troppo mite a un ex deputato, immortalato tra gli invitati alla cerimonia di
investitura di Dmitri Medvedev alla presidenza russa nel 2008. (fonte: Euronews)
Cina e censura: Sina
Weibo, il Twitter a punti controllato dal governo
14 giugno - Gli utenti di Sina Weibo sono oltre trecento milioni in
tutto il paese eppure il governo cinese ha intenzione di tenerli
tutti sotto controllo. Sina Weibo, il Twitter cinese,
sarà un sistema a punti proprio come quello della patente. Si hanno
ottanta punti di partenza e restano stabili se si parla del più e del meno;
ma se si toccano argomenti come politica e temi sociali i punti scendono e a
sessanta punti l'utente potrebbe essere cancellato dal
sistema. I punti possono anche aumentare e potrebbero arrivare fino a 90 se
gli utenti danno gli estremi della propria carta di identità, accettando di
rivelare il proprio nome, e si arriva fino a 100 se si inserisce anche il
proprio numero di cellulare. Chen Guancheng, l'attivista cieco trasferito
negli Usa, ha creato parecchio scompiglio al governo cinese,
che come in piena alluvione, rafforza i suoi argini controllando internet.
Ad esempio siti come Sina Weibo e Tencent, entrambi servizi di
microblogging, sono sotto continua pressione da parte delle autorità. Per
Sina Weibo lavorano come censori del regime oltre mille persone e molto probabilmente ne verranno assunte altre: per controllare tutti i
post e rimuovere post " pericolosi". Un altro loro compito
fondamentale è individuare le parole in codice: molti utenti per bypassare
la censura utilizzano parole in codice, come i caratteri cinesi della parola
'Shawshank' per riferirsi all'attivista cieco Chen
Guancheng,
il cui nome era stato bandito dai motori di ricerca cinesi e dai siti
internet. (fonte: blogosfere)
Somalia: ferito gravemente giornalista
14 giugno - Un noto giornalista somalo, che lavora per l'emittente locale Bar-kulan nel
quartiere di Mogadiscio Hamar Jajab, è stato gravemente ferito da tre uomini
armati di pistola nella capitale somala. Nessuno ha rivendicato l'attacco, ma
più volte i terroristi islamici Al Shabaab hanno più volte minacciato i
giornalisti, accusati di diffamare la jihad che essi conducono contro l'Unione
Africana e il governo federale di transizione. Si tratta del settimo attentato ai
danni di giornalisti somali quest'anno. (fonte: Ansa)
Russia: giornalisti sotto attacco, libertà di stampa violata e sostegno a
governi repressivi, come la Siria e l'Iran
12 giugno -
Sono queste le "colpe" della Russia guidata da Vladimir Putin,
recentemente rieletto presidente. Reporters sans frontières (Rsf) e la
Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) chiedono alla Russia di aprire
le porte alla democrazia e alla libertà di stampa. In occasione della visita di
Putin a Parigi, Rsf ha organizzato una manifestazione per sensibilizzare il
leader russo a temi imprescindibili per uno stato democratico: la libertà di
stampa e di manifestazione del proprio pensiero, il rispetto per i giornalisti e
la necessità di non appoggiare regimi repressivi come la Siria e l'Iran. Un
appello a cui si unisce anche la Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj),
nonché la sua compagine europea (Efj), preoccupata per l'ennesima violenza ai
danni di un reporter. Si tratta di Sergei Aslanyan, giornalista radiofonico,
attirato fuori casa e picchiato selvaggiamente. Fortunatamente le sue condizioni
non sono gravi, ma il pestaggio non deve rimanere impunito ed è necessario
trovare e punire i colpevoli. Si chiede alle autorità un segnale forte, in
difesa dei giornalisti minacciati quotidianamente a causa della propria attività
lavorativa. "Un giornalista non dovrebbe temere per la propria vita a causa
del proprio lavoro – commenta Arne König presidente della Federazione europea
dei giornalisti – Viviamo in un'epoca in cui è sempre maggiore il numero dei
criminali di guerra che vengono portati davanti a un giudice e condannati per i
reati commessi. Noi riteniamo che sia altrettanto importante che anche quanti
attaccano i giornalisti debbano affrontare la giustizia. Per questo motivo
chiediamo alle autorità russe di fare il proprio lavoro meglio che nel passato
e di arrestare l'assalitore di Sergei". (fonte: agenzia Informa)
Messico: scomparsa giornalista
12 giugno - La giornalista messicana Hypathia Stephanía Rodríguez Cardoso è
scomparsa e, insieme a lei, il suo bimbo di due anni. La reporter è stata vista
giovedì sera partecipare a un'iniziativa in favore della libertà di stampa.
Alle due del mattino ha telefonato a dei colleghi per confermare di essere
arrivata a casa sana e salva e poi non se ne è più saputo nulla. Non si è
presentata al lavoro, la sua casa era a soqquadro, la macchina fotografica rotta
per terra e la sua automobile non c'era più. Di lei nessuna traccia. La
famiglia ne ha denunciato la scomparsa. L'Istituto internazionale della stampa (Ipi)
e l'Associazione mondiale dei giornali e degli editori (Wan-Ifra) premono sulle
autorità locali perché si impegnino nelle indagini e possibilmente riescano a
ritrovare la Cardoso. "Siamo molto preoccupati per Stephania Cardoso e per
suo figlio – spiega il vice direttore dell'Ipi Anthony Mills – Anche se le
motivazioni della sua scomparsa al momento sono sconosciute, i giornalisti
messicani, specialmente quelli che si occupano di crimine organizzato e attività
delle forze dell'ordine, frequentemente diventano bersaglio dei malviventi a
causa del proprio lavoro. Le forze dell'ordine locali, statali e federali devono
muoversi con urgenza per trovare la reporter e suo figlio vivi". "È
compito dello stato tutelare i professionisti dell'informazione in una
democrazia – sottolinea Alison Meston di Wan-Ifra – Le autorità devono
immediatamente porre fine all'ondata di violenze che limita l'informazione e la
libertà di espressione in Messico". (fonte: agenzia Informa)
Shahzad al Newseum fra i 'campioni della libertà' di stampa
12 giugno -
"Ricordare ogni anno i giornalisti, uomini e donne
coraggiosi, che hanno pagato
con la vita la loro fame di verità e di notizie,
significa ricordarsi che tuttora la libertà di stampa e di informazione non
sono poi così tanto libere e c'è' chi nel mondo si prende rischi elevatissimi
solo per poter registrare un'intervista, scrivere una bozza di inchiesta o
essere testimone di un evento". Con queste parole James
Duff - Direttore del primo museo al mondo interamente dedicato al giornalismo e
all'informazione, il Newseum di Washington - ha dato il via alla cerimonia
annuale per ridedicare il Journalists Memorial, il Muro Della Memoria, a
quei giornalisti che nel 2011 hanno perso la vita svolgendo il loro lavoro.Syed
Saleem Shahzad, il reporter di Aki-Adnkronos international con la passione per
l'inchiesta, era uno di questi e da oggi anche il suo nome figura su questo
monumentale memoriale: un'enorme parete i cui contorni si confondono con
i rivestimenti in vetro della modernissima struttura museale. Una parete
tappezzata di volti e di storie, quelle degli oltre 2mila tra fotoreporter,
cameraman e giornalisti morti dal 1837 ad oggi a causa del loro lavoro:
informare e garantire un'informazione libera. "Questi giornalisti - ha
continuato Duff - hanno fatto vedere la luce là dove ci sono le tenebre".
Paesi dilaniati da lotte intestine o dalle mafie, guerre e scontri civili. E' in
questi contesti, è stato ripetuto, che "i giornalisti continuano a
morire". E' stato infatti questo il drammatico epilogo della vita di
Shahzad, rapito nel maggio del 2011 dai talebani in Pakistan dopo la
pubblicazione di un'inchiesta scomoda sui rapporti tra l'organizzazione
terroristica e la marina pakistana. Il suo corpo privo di vita, picchiato e
torturato, fu ritrovato una decina di giorni dopo il sequestro, a 150 chilometri
da Islamabad, nella regione del Punjab. Prima di questo ricordo struggente,
scandito dalla campana, è intervenuto anche
Alejandro Junco, fondatore del gruppo editoriale messicano "La Reforma".
E' stato lui, definito una delle più grandi personalità nella lotta per la
libera informazione nel Messico, uno dei paesi più pericolosi al mondo per i
giornalisti, l'ospite d'onore del Newseum. Ed è stato Junco, di fronte a una
platea attenta e commossa, a chiamare questi giornalisti " i
veri eroi dei nostri giorni". "Quegli eroi - ha detto - che
impariamo a conoscere da bambini, nelle fiabe, per poi scoprire da adulti che
sono spesso persone ordinarie ma con l'idea chiara di ciò che e bene e di ciò
che è male, di ciò che va detto e di ciò che non può essere taciuto, a
rischio della loro stessa vita". A Shahzad, un uomo che non si è mai
tirato indietro di fronte al pericolo e alle notizie difficili è arrivato oggi,
dagli Stati Uniti, probabilmente il più alto tributo alla sua vita e alla sua
carriera: un posto nel memoriale dei giornalisti, fra i "campioni della
libertà di stampa" e tra " i veri eroi della democrazia di tutto il
mondo". Per lui e per gli altri "campioni", anche le parole più
toccanti pronunciate da Alejandro Junco: "Permettere
alla gente di vedere o di leggere, significa permettere alla gente di sapere.
Permettere alla gente di sapere è permettere loro di fare delle cose e
permettere di fare delle cose significa soprattutto 'libertà". (fonte:
Adnkronos/Aki)
Suleiman
Khalidi ha vinto il premio Samir Kassir per la libertà di stampa
12 giugno -
Il giornalista giordano Suleiman Khalidi è finito in carcere nei Paesi arabi,
in Kuwait e l'anno scorso in Siria, ma non ha mai smesso di lavorare. E' uno dei
due vincitori della settima edizione del premio Samir Kassir per la libertà di
stampa, realizzato con il sostegno dell'Unione Europea. Lo stesso Khalidi,
in forza all'agenzia Reuters ed autore di un articolo in cui racconta la sua
odissea nelle prigioni del regime di Damasco, si è aggiudicato il premio
per il miglior articolo d'opinione. La sua giovane collega egiziana, Pakinam
Amer, invece, ha vinto nella categoria delle inchieste giornalistiche con
una meticolosa ricostruzione del caso di Reda Hilal; noto giornalista egiziano
scomparso durante il regime di Mubarak. La cerimonia di premiazione del premio
si è svolta sabato scorso a Beirut alla presenza, tra gli altri,
dell'ambasciatore europeo Angelina Eichorst, nel giorno in cui è stato
commemorato il settimo anniversario dell'uccisione dell'intellettuale e
giornalista Samir Kassir, che con i suoi articoli chiedeva il ritiro delle
truppe siriane dal Libano dopo ventinove anni di tutela politico-militare.
"Umanità in frantumi nell'apparato siriano di sicurezza", è il
titolo dell'articolo di Khalidi, che l'anno scorso, quando la rivolta in Siria
era ormai cominciata da settimane, è stato arrestato dalle forze di
sicurezza di Damasco nella regione meridionale di Daraa mentre raccoglieva
testimonianze sulle violenze compiute dal regime di Bashar Al Assad.
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